Ciò che in alcune epoche ed età può essere meditata ascesi, ricerca dell’Assoluto, legittimo misticismo e religiosità autentica, in altre non è altro che una deprecabile bizzarria. In alcuni casi le prime succedono le seconde; in altri avviene il contrario. Poterle riconoscere sarebbe la cosa migliore; ma ovviamente, ciò è sempre impossibile
Stilobasi
Questo ovviamente, non era il pensiero di Cosma. Se non altro, perché una coscienza esatta della propria epoca non la si può avere che dal di fuori, e Cosma invece vi era immerso fino al collo. Non fosse stato per questo, probabilmente lo avrebbe capito da tempo; Cosma era un uomo intelligente, assorto, perpetuamente scontento nei confronti del sentire comune. Cosma, soprattutto, aveva a disposizione ogni giorno un’enormità di tempo, dato che viveva sulla cima di una colonna.
IL perché fosse lì, in una scomoda posizione su di una gamba sola, ad una decina di metri da terra, in pieno deserto, è la storia di Cosma; storia estremamente lineare da un verso, confusissima dall’altro. I gesti e gli avvenimenti che lo portarono in cima alla colonna sono fin troppo semplici, e le cronache dell’epoca ce li riportano con esattezza. Ma, come è ovvio, esiste una seconda storia, quella che si svolse e maturò all’interno del cervello di Cosma (o della sua anima; non si accusi di scarsa spiritualità il narratore per queste sue sviste), per la quali non abbiamo fonti realmente attendibili, e della quale lui per primo fu cosciente solo in parte, almeno in vita. Narrarne una sola sarebbe riduttivo; narrarle entrambe è impossibile, perché richiedono due diversi stili, e due strutture assai diverse. Come sempre, si è deciso per un compromesso, e il lettore le troverà giustapposte ed accostate, inevitabilmente confuse. Di questo non possiamo che scusarci; e se qualcuno volesse rimediare riscrivendone una od entrambe, avrebbe tutta la nostra simpatia.
Ma torniamo a Cosma: come era prevedibile, durante questa breve digressione iniziale non è avvenuto nulla di particolare. Anzi, no: ha cambiato gamba. Cosma cambia gamba ogni ora e mezza, ogni due ore massimo, e con una precisione notevole. Nella monotonia delle sue giornate, questo è uno degli eventi essenziali; lo si potrebbe prendere per un rudimentale cronometro.
Cosma cambiò gamba; ogni volta vacillava un po’, e se c’era vento poteva anche rischiare di cadere. Se qualche devoto era sotto la colonna, poteva sentire dei gemiti preoccupati venire dal basso. In quei momenti si sentiva un po’ ridicolo. All’inizio, era costretto a farlo molto spesso; e anche il suo equilibrio era più precario: dopo poco i suoi arti si intorpidivano, e soffriva il freddo. Ora invece il vento soffiava sul suo corpo emaciato senza procurargli nessun brivido particolare, e spesso aveva come l’impressione di essere divenuto tutt’uno con la colonna di calcare grigiastro, e che sarebbe rimasto lì per sempre.
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