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mercoledì, maggio 25
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Il terribile sonno di questi giorni colpisce ancora. Son senza sveglia, e nessuno si perita di svegliarmi, la mattina. Così continuo a dormire, riesco a svegliarmi per le undici appena, e poi giro per parchi, faune e flore metropolitane. Il mondo si è dimenticato di me, assieme al Diavolo e il buon Dio. Perfino Abraxas pare lasciarmi in pace, almeno per il momento. Riscopro la voglia di mare.

Oggi, provo a correre allo Zambu, senza rassegnarmi all'ennesima assenza, senza barattare i  miei inutili doveri con qualche Epifania a buon mercato. Sei persone in classe. E il tipo di italiano mi manda in aula computer, alla ricerca di qualche poesia yugoslava (mentre radio tiranà trasmette/ musiche balacaniche/ immagino). E' una congiura contro il lavoro, contro il sudore e l'impegno. Si soffoca per rarefazione, altro che esistenza insopportabile. Temo di essere una persona orrenda.

Nessuno è più inadatto di me , per una ricerca su internet. Mi lascio confondere, sorprendere, mi ritrovo a divagare ancor di più di quanto non faccia già di solito. Mi interessano i margini, tutto qui. Hanno distrutto un ponte, più di dieci anni fa. Un ponte simbolico, come tutti i ponti, mi verrebbe da rispondere. E la gente scrive, ovvio, la gente scrive di tutto, persino io scrivo, persino io sto scrivendo di questo dananto ponte, con un nome strano che ora rileggo ma non scrivo, non lo rispetto abbastanza per scriverlo, qualcuno ci avrà sofferto, per quelle pietre vagamente turche che crollavano nel fiume, io no, ne parlo con sufficienza, lo uso come pretesto per uno strimmofconsciunes, perchè sono un joyciano pigrissimo, pigro come tutti i joyciani, e anche vigliacco, vigliacco come proust, a fare le mie ricerche perdendo tempo. No, io non voglio afferrare nulla. Vorrei solo farmi attraversare dalla vita, sconvolgere da un flusso vero, di acqua, vorrei affogare nell'Ouse anch'io, l'Ouse è un fiumiciattolo, ma ci sarà spazio anche per me. No, l'Ouse ormai è ingombro, avranno fatto persino qualche Gaggetto, avranno venduto anche le pietre nel cappotto.

E poi, io vorrei rimanere vivo. Vivo, nel buio e nella corrente, sciogliermi nell'acqua come la strega del mago di Oz. Vorrei un dio come quelli greci, che metamorfizzano con generosità.

Vorrei essere fauno. Mi tremano le mani.

Postato da: lorem a 10:33 | link | commenti (4) |


Commenti
#1    26 Maggio 2005 - 09:13
 
Io le devo fare i più vivi complimenti, caro lorem, perché lei è l'unica persona ch'io conosca che non riesce a uscire da un circolo vizioso di sonno per mancanza di una sveglia.
Mi ricorda una striscia di Cattivik in cui il nostro, vagando per le fogne, s'imbatte in un letto con uno scheletro sopra e commenta: "un altro collega che s'è dimenticato di puntare la sveglia".
utente anonimo

#2    26 Maggio 2005 - 10:59
 
sic est. E' una sensazione deliziosa, svegliarsi come un pupazzo a molla, e rendersi conto che, no, quella non è la luce delle sette. Che le sette di quella mattina sono perse per sempre, non ti troveranno mai più.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente lorem

#3    27 Maggio 2005 - 15:45
 
Guarda che i sonetti sono stati letti. Studiati, ma semplicemente non ripassati. In fondo sono anche io una brava ragassa.
Comunque hai tutte le fortune. Non vengo mai mandata in aula di informatica ù_ù
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente freckledgreenlizard

#4    28 Maggio 2005 - 10:46
 
Sonetti?
Quali sonetti?
Dove?
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