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domenica, maggio 29
Cesare e Shaw

Cosa ci si può attendere da una colossale piece in quattro atti che comincia con il monologo stizzito del dio Ra in persona di fronte ad un allibito pubblico edoardiano?>

Ci si possono aspettare anacronismi a non finire; personaggi quasi vivi costruiti dall’esasperazione di uno stereotipo; il memorabile incontro tra un uomo cinico e astuto che a suo modo è un santo, e una regina barbara che è poco più di una bambina, di una vecchia dea feroce; un salto nel mare dal faro di Alessandria, la Biblioteca che brucia, la tensione di una battaglia che si svolge appena dopo le quinte, un (non troppo) breve trattato su che cosa sia il Potere, quello vero, e su cosa significhi essere un eroe, e che cosa comporti la lettera minuscola di questa parola.

Solo? No, anche qualcos’altro. Fatto sta che il Caesar and Cleopatra di Shaw, gigantesco e torrenziale, dramma-monstre, lucidissimo nella sua valanga di inaccuratezze storiche, è un capolavoro.

Se solo risultasse un affermazione credibile, direi senza esitazione che è superiore addirittura all’opera omonima, quella di quell’altro drammaturgo inglese. Quello con la S.

Non potendo affermare l’inaffermabile, mi limito a ridere mentre rileggo qualche stralcio di battute. Il tempo drammatico è perfetto, molto più moderno della sua epoca, che brillava per contenuti ma ereditava tutta la sua forma dal secolo scorso, con buona pace a tutta l’ammirazione di Shaw per Ibsen e Nietzsche (strana accoppiata; ma la responsabilità non è mia).

Il Cesare e Cleopatra è forse la prima grande opera teatrale del ‘900, come la piccola data in seconda di copertina  (Londra, 1901) testimonia dimessamente. L’ironia è, come ovvio, quella sferzante del miglior humour inglese, solo che in bocca a personaggi del primo secolo avanti cristo diventa ancora più esilarante. Il personaggio di Britannico, barbaro celtico trapiantato prima a Roma ed ora ad Alessandria, che pure continua ad esprimersi con il tono di un borghese della city, è semplicemente esilarante. Eppure, come dimostra il processo analogo ma opposto delle Memorie di Adriano della Yourcenar, a parlare con la lingua e lo spirito degli antichi ci si arriva per due strade: per sottrazione o per distorsione. E’ per questo, che privati improvvisamente della loro fissità marmorea, i vari protagonisti assumono pose che ad un osservatore distratto sembrerebbero banalmente attuali, e che invece sono solo espressione della caratteristica più particolare della civiltà romana alla fine della repubblica e delle monarchie ellenistiche (caratteristica che condividono con altre, come il tardo impero, il XVII secolo del barocco, il novecento appena passato): la Modernità, nella più precisa delle sue accezioni.

In tutto questo spicca una figura, non per la grandezza ma per la nitidità, delle sue azioni e del suo pensiero. Cesare, ovvio; e di conseguenza anche Cleopatra, che è il suo specchio e la sua antagonista, mentre nella sua opera di appassionata imitazione si rivela inevitabilmente diversa, immatura ma formidabile, mistica e sanguinaria, simbolo vivente della sua terra, magnifica e soffocata dentro al ruolo divino che le spetta di nascita.

E Cesare? Il Cesare di Shaw è l’uomo, l’uomo nella sua eccellenza, qualcuno che conserva la propria umanità, le proprie speranze e il proprio cinismo, senza difendersi sotto alcun velo ideologico, nemmeno il più sottile. La paura di essere già vecchio, una vanità un po’ vergognosa che lo porta a nascondere la propria calvizie, un rapporto e una comprensione del dovere che poi pare nessuno abbia più raggiunto. Cesare è l’uomo senza alcun Dio, nemmeno se stesso, nemmeno l’Uomo, nella sua ipocrita astrazione.

Cesare, il Cesare di cui Shaw scrive, di cui possiamo sperare che sia esistito davvero, nella sua ironia feroce e disillusa, è il primo e il maggio campione di quel nichilismo illuminista che l’inizio della modernità sembrava sul punto di scoprire, e che invece si è allontanato sempre di più, fino a divenire un sogno.

Senza nulla levare al Caesar and Cleopatra.

Che è davvero godibile.

Postato da: lorem a 13:36 | link | commenti (5) |


Commenti
#1    04 Giugno 2005 - 11:31
 
Quindi ti è piaciuto. Ok, ho capito!
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#2    22 Giugno 2005 - 07:29
 
where the hell have you gone?
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#3    25 Giugno 2005 - 00:56
 
ò
à
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#4    13 Luglio 2005 - 16:59
 
Ci hai abbandonati!?!?
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#5    15 Luglio 2005 - 16:31
 
probabilmente ha fatto la maturità e mo è a festeggiare fottendo femmine a ibiza. vai lorem, tieni alto l'orgoglio nazionale!
utente anonimo

Commenti